domenica 18 novembre 2012

NINFEA COMUNE - Nymphaea alba

Fot. Grazzano maggio 1992
Nymphaea alba L.
Fam. Nymphaeaceae

DESCRIZIONE
La ninfea è una pianta acquatica con grande rizoma sommerso; la foglia è grande e ha limbo rotondeggiante con ampia incisione basale di colore verde-lucido sopra , rossastro sotto. I fiori larghi 10-12 cm hanno 4 sepali, 20-25 petali bianchi e numerosi stami gialli. Dopo la fecondazione il peduncolo fiorale si curva verso il basso fino a raggiungere il fondale dove il frutto matura, i semi potranno così germogliare. Il frutto è globoso. Fiorisce da aprile a settembre.
HABITAT
E’ la più tipica, ma ormai rara abitatrice delle acque stagnanti. Vegeta in acque tranquille dei laghi e degli stagni, ricchi di sostanze nutritizie.

DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
Nella provincia di Piacenza,  la Nymphaea alba è diventata, allo stato spontaneo, rarissima e in via di estinzione- Un tempo era relativamente comune nell’alveo del Po e nelle lanche. Ora è coltivata nei laghetti artificiali.

NOTE
La ninfea bianca è la pianta acquatica maggiormente conosciuta e coltivata nelle vasche dei giardini e dei parchi.
Il nome Nymphea deriva dal greco nymphe e ricorda le mitiche Ninfe dei boschi, dei fiumi e dei laghi, in particolare le Naiadi divinità dei fiumi e delle fonti.
In fitoterapia vengono usati i rizomi  i cui decotti hanno effetti sedativi, curativi dell’insonnia, anafrodisiaci e antidiarroici .

NINFEA GIALLA - Nuphar luteum

Fot. Lago Bino agosto 1997

Nuphar luteum S et S.
Fam. Nymphaeaceae

DESCRIZIONE
E’ una pianta acquatica radicata al fondo degli stagni e di acque lente o ferme, con foglie galleggianti, grandi ovali, cuoriformi, di color verde scuro sulla pagina superiore, con picciolo molto lungo. I fiori, di colore giallo, solitari, sono formati a 5 sepali e da numerosi piccoli petali gialli squamiformi; sono portati fuori dall’acqua da lunghi peduncoli. Il frutto è una bacca conica che a maturità si stacca dallo stelo affondando nella melma per dar luogo alla disseminazione.
La pianta fiorisce in tarda primavera-estate.

HABITAT
Abita i laghi, gli stagni, i fossi ed i corsi d’acqua a corrente debole. Cresce dalla pianura fino al limite delle latifoglie.

DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
Rara lungo il Po e alla foce del Nure del Chiavenna, è presente nei laghetti dell’alto appennino (lago bino e lago Moo)

NOTE
Le Ninfee gialle sono piante molto decorative e di facile coltivazione per cui sono molto comuni nei giardini acquatici di tutta Europa
La medicina popolare usa queste piante per le loro proprietà balsamiche (azione sedativa nei confronti delle vie respiratorie), stimolanti (rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare), astringenti (limita la secrezione dei liquidi), o contro la dissenteria e l'emorragia.

giovedì 15 novembre 2012

BOTTON D'ORO - Trollius europaeus

Fot. Zovallo giugno 1998
Trollius europaeus L.
Fam. Ranunculaceae

DESCRIZIONE
Il Botton d'oro è una pianta erbacea, eretta (20 – 50 cm) e perenne appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae.
Le foglie basali sono lungamente picciolate, hanno lamina fogliare palmato partita, divisa in segmenti profondamente lobati e dentati, le cauline sono più piccole e sessili.
I fiori, lungamente peduncolati, hanno forma caratteristica globosa, sono gialli-oro o giallo-verdastri, generalmente solitari alla sommità del lungo stelo fiorale, hanno numerosi sepali ( 10-12) obovati, convergenti a formare una sfera. I veri petali sono piccoli e ridotti a esili linguette. La struttura compatta del fiore, protegge i pistilli e i numerosi stami dalla pioggia

HABITAT
Vegeta nei prati e nei boschi a mezz’ombra, su suolo argilloso e ricco di humus, predilige prati umidi e acquitrinosi, dove spesso forma vaste colonie, fiorisce da maggio ad agosto da 500 a 2.700 m.

DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
In provincia la specie è abbastanza comune nelle praterie dell’alta Val Trebbia e dell’alta  Val Nure.

NOTE
Come i ranuncoli in genere il botton d’oro è pianta velenosa, infatti il bestiame evita accuratamente di cibarsene, una volta disseccata non è più nociva.
La pianta nel passato è stata oggetto di raccolta indiscriminata, sino a rischiarne l’estinzione, oggi in molte regioni, compresa l’Emilia-Romagna, è pianta protetta.
Per la bella ed originale forma del fiore, viene coltivata come ornamentale, in varietà a fiori doppi.
Il nome del genere deriva dal tedesco antico “troll” che vuol dire globoso, in riferimento alle forme tipiche dei fiori di questa specie.

ACONITO DI LAMARCK - Aconitum lamarckii




Fot. Lesima  agosto 1991
Aconitum lamarckii Rchb.
Fam. Ranunculaceae

DESCRIZIONE
Pianta erbacea perenne con fusti alti fino a 150 cm, cilindrici e sparsamente pubescente in alto.
Foglie le basali verde-scuro con picciolo di 20 cm e lembo palmato-partito, diviso in 5 segmenti a forma di cuneo, lobati e dentati verso l'alto. Le cauline sono simili, ma sessili e più profondamente incise.
Fiori tubulari, bianchi o giallastri.
È assai simile all'aconitum vulparia. Le foglie,  sono un po' più chiare e hanno divisioni più strette, quasi lineari.
La spiga terminale porta fino a quaranta fiori gialli.
Fiorisce da giugno ad agosto.

HABITAT
Radure, soprattutto nei boschi di faggi e forre montane

DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
Specie molto rara nella provincia di Piacenza è stata localizzata nella zona tra il m. Lesima, il m. Carmo, il m. cavalmurone e il m. Alfeo.
NOTE
Dal greco aconiton, nome di una pianta usata per avvelenare lupi e volpi. L'aconito sarebbe nato dalle gocce della bava di Cerbero, infuriato, mentre Eracle lo trascinava fuori dagli inferi (l'ultima delle fatiche di Eracle).

ACONITO SCREZIATO - Aconitum variegatum

Fot. Lesima  agosto 1986
Aconitum variegatum L.
Fam. Ranunculaceae

DESCRIZIONE
Grande pianta erbacea, alta 10 – 12 cm, eretta, velenosa, con foglie lobate divise in 5 segmenti. I fiori sono disposti in spighe ramificate; i petali sono color blu-violaceo con striature bianche.
L’elmo è alto il doppio della larghezza.
Fiorisce da luglio a settembre
HABITAT
Vegeta al margine dei boschi montani, in forre e radure umide e nei sottoboschi montani.
Queste piante si possono trovare da 500 fino a 2000 m s.l.m.
DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
Rarissima in Regione, è presente nel Piacentino in Val Boreca, in alta Val Trebbia e in alta Val Nure.
NOTE
Secondo un vecchio mito Ercole nella sua dodicesima fatica affrontò il mostruoso cane Cerbero, custode dell'Inferno. Durante la lotta la bava del mostro cadendo a terra si trasformò in un velenoso aconito. Per questo sia Greci che Romani dedicarono questa pianta alla regina dell'Ade, Ecate nel cui giardino, si pensava, crescevano copiosamente questi fiori.

PULSATILLA ALPINA - Pulsatilla alpina

Fot. m. Nero maggio 1988
Pulsatilla alpina Delarbre
Fam. Ranunculaceae

DESCRIZIONE
Pianta alta 2-5 dm di particolare vistosità e bellezza, con fiori grandi (40-60 mm), solitari, bianchi e con foglie profondamente incise e dentate. Secondo il Pignatti (Flora d’Italia) gli esemplari rinvenuti in Emilia appartengono alla var. millefoliata Bert.
Fiorisce da maggio a luglio.
HABITAT
 Vegeta nei pascoli anche sassosi, nei boschi radi di larice e persino su substrato roccioso, da 1200 a 2500 m di altitudine

.DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
Specie molto rara nella nostra provincia. Le uniche stazioni sono state rilevate in alta Val Nure (alt. 1500-1700 e oltre) m. Nero, m. Ragola)

NOTE
Il nome Pulsatilla deriva dal l verbo latino pulso = "agito", "scuoto", che serve, non tanto a descrivere - come da qualcuno si vorrebbe - l'ondeggiare della pianta, o dei suoi fiori, nel vento, quanto il particolare fremito dell'infruttescenza piumosa per azione della brezza.
Come molte altre piante dell'orizzonte alpina la Pulsatilla è ricoperta di peli, in quanto questi formano uno strato isolante termico intorno alle sue diverse parti. Narra una leggenda valdostana che un tempo, i boschi della Valle d'Aosta erano infestati dai lupi. Durante un anno in cui l'inverno fu particolarmente rigido ed il bel tempo non arrivava mai, i lupi si spinsero sempre più vicino ai villaggi in cerca di cibo ed incominciarono i primi problemi. Infatti i lupi facevano razzia di animali ed alcuni bambini che si erano allontanati dalle case, non fecero più ritorno. La gente, non sapendo più cosa fare per risolvere la situazione, si rivolse ad una vecchia maga. La vecchietta preparò una pozione con alcune erbe e sale, che poi sparse sui prati intorno ai villaggi.Alla fine di quell'inverno, quando la neve si sciolse, spuntarono dei fiori particolari, taluni bianchi, altri viola e tutti erano ricoperti dal pelo, proprio come i lupi!Quando i lupi videro questi strani fiori ne furono spaventati e fuggirono. Da allora quei fiori che la gente valdostana chiama "Lo fiour dou lu" rispuntano ogni anno nei prati.

AQUILEGIA SCURA Aquilegia atrata

Fot. Cavalmurone giugno 1989
Aquilegia atrata Schott
Fam. Ranunculaceae

DESCRIZIONE
Le radici sono formate da un grosso rizoma verticale I fusti sono alti da 30 a 90 cm; sono ricchi di foglie divise in 3 segmenti a loro volta ulteriormente suddivisi. I fiori sono formati da 5 sepali e da 5 petali piccoli imbutiformi color violaceo molto scuro terminanti con uno sperone uncinato.
Fiorisce da giugno ad agosto

HABITAT
Predilige i terreni calcarei e fiorisce nei boschi di querce e nelle faggete all’altitudine di 500-1600 m.

DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
La specie relativamente presente nella nostra provincia si trova al margine dei boschi e nei pratelli boschivi di media-alta montagna.

NOTE
"Bella si erge l’aquilegia
e china il suo capo"
(Goethe)

Il nome del genere sembrerebbe derivare per alcuni dal termine latino aquilegium (cisterna) o aquam legere (raccogliere acqua).
Un'altra versione coglie, invece, la similitudine fra gli speroni del fiore e i rostri di un'aquila, e interpreta il nome Aquilegia come aquilina
Il nome specifico fa riferimento al colore oscuro dei petali
L'aquilegia è velenosa, se ingerita, per il contenuto in glicosidi che danneggiano il cuore.